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Graffiano le tue dita inquietanti ideogrammi; scivolano su una vetrata rosa, appannata da un’alba brinata;
condensano gocce; righe iridescenti dilatano lame di luce; deliri suadenti seducono sipari di raso inconsistente, traslucente;
si frantumano in schegge vetrose, penetrano la tua pallida epidermide, esprimono sincroniche note di scarlatte tonalità;
isole di rubino arrossano l’oceano perlaceo del tuo body di stretch, isole di parole, implodono in silenzio, carismatiche, senza alcuna speranza di realtà.
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. ascolto la tua voce amore mio sontuosa vellutata come la cravatta di Hermès che lentamente avvolgi intorno alla tua tazza di calda lacca scarlatta
mi cattura in dimensioni suadenti di trasparenti innocenze dove triti pensieri illanguidiscono come respiri di bambù ondeggianti al soffio di precari equilibri
sai scegliere pallide parole intagliate in emozioni di impalpabile elasticità mi annegano in sensazioni tattili cristallizzate su un corpo senza pelle scarnificato con elegante semplicità
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A Simona Ho sognato la mia isola verde:
i rossi pomodori vetrificati sulle griglie roventi, disperati, come un’onda morente;
i pistacchi pendenti come gocce di smeraldo lucenti sciabolati da una luce di diamante, tagliente come la nostalgia;
i gatti solitari pietrificati come lucertole su calcinati muretti, gli occhi socchiusi a un sole inesorabile come il tempo;
i vermigli melograni slabbrati all’improvviso su rami stanchi, come sessi ardenti di giovani vergini;
il canto melodioso dalla Khora palpitante come un cuore marino, lieve, come pioggia indolente su conchiglie turchine;
l’umida sabbia serica sotto i passi lenti di passeggiate infinite, lambita dall’azzurràto brivido di un’acqua cristallina;
il dolce dolore di un corallo rosso, incastonato in un paradiso di silenzio, che stillava gocce di sangue, trasparente.
Questo ho sognato, amore mio, e tu eri con me.
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. il tuo sguardo rovescia i miei spazi introversi recide come laser coerente nebbiose difese ostinate
si liquefa acquosi cristalli di seta dorata allagano piani assolati
(un tappeto kilim lentamente travalica bordi sottili di rosso cristallo brillante scompare ingoiato dal niente)
il tuo sguardo cattura una luce topazio osmotica subliminale assimila accenti di spazio mosaici dispersi dal vento
mi stringe violento un abbraccio selvaggio fatale
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A Cris Rivedo sabbia sparsa sul tuo seno, riflessi rosa azzurri nei capelli, il volgersi dell’aria in un baleno che indispettisce i riccioli ribelli,
il tuo sorriso s’apre come un’ala, pronta a spiccare il volo nel mattino, a sorvolare il tempo che regala amore dolce e amaro, repentino; regalami la gioia del tuo respiro, l’umidore degli occhi luminosi, il brivido accaldato di un sospiro, i tuoi silenzi dolci ma impetuosi: dischiudono emozioni che traspiro, come fiori innocenti, rugiadosi.
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Emerge da un sogno slabbrato l’isola imperfetta del tuo corpo di smeraldo;
disegna spirali segmentate di un tempo che rovescia le tue imperfezioni,
(le celi con malizia, una veste d’organza, uno spolverìo di strass multicolori),
ammaliano i miei sensi, impietriti, come meduse fiocinate,
senza scampo.
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Serie infinita di tunnel, abbaglianti, glaciali, lampi pietosi di tranquillizzanti carezze non superano la barriera della mia fragilità; il camice verde, tessuto non tessuto, veste vulnerabili vie; un’immenso globo, lattescente, mi cattura, impietoso; affanni brulicanti: camici bianchi senza volto, voci sfumate, le braccia, le mie braccia, trafitte, afflitte, disperate, angosciate; irrompe il bip del mio cuore; un boccaglio trasparente cala, come una maschera di morte definitiva; respiro lento, a fondo, una, due, tre volte, anestetico abisso... …
(Rivedo il nostro boschetto di pioppi, immerso in una nebbia avara, inebetita, tra gli umidi intrecci di un’isola olfattiva e l’aria pungente di una stagione amica. Silenzio levigato, rovesciato dalle mie palpebre sul palcoscenico delle mie pupille. Sei con me, amore mio, le tue braccia riflettono il rossastro stupore delle foglie autunnali, i rami ombre violacee.
Fluttua il tuo abito di raso fucsia a balze, semina impronte felici; avverto le tue labbra tra sillabe sussurrate, accenti d’amore, trasparenti, come bolle di sapone iridescenti: rivelano seduzioni innocenti…
vorrei non svegliarmi, mai più...) |
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. È un colore arancione, puro: esalta la tua magnetica stravaganza di donna madreperlata; le tue labbra turgide respirano il mio corpo, insolenti, rabbiose.
Lo segmentano in sublimati petali asimmetrici, luminosi e assenti, vibrano nell’aria materializzando note opulente, lussuose; è l’armonia del chiaroscuro, drappeggiato nelle pieghe sciolte della tua gonna di shantung; ti muovi, rapida come un rettile insidiato, la tua voce, scheggiata, ha profili di cristalli, incide la mia carne, perfora le mie vene, che si raggomitolano, fragili,
in un'estrema difesa. |
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Cielo azzurro d’autunno, insostanziale. Offri il tuo viso, amore, ad un sole incostante come il battito d’ali di un ape morente; la tua frangia sfilzata riflette luce platino; il tuo corpo è un lenzuolo sfrangiato, sfilacci di cotone tramano grafiche incisioni; le tue mani, ciottoli levigati da un’acqua enzimatica, delicata e dolce, come il tuo respiro.
Mi guardi mentre annego in un backstage rituale; onde schiumose sopra di me si chiudono come, nelle notti d’estate, il tetto di un cinema d’essay; lontani rumori criptano tonalità scomposte, i taxi lasciano segmenti di angoscia: ieri ero felice. |
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strana luce oggi impervia liquefa i suoni cancella le parole dal lucernario filtra (ormai insensata) rotola si accovaccia su mimetica scala si distende
tacchi a spillo stilettano stanchi stupìti fianchi umide labbra mie t’avvolgono t’assorbono sapore di cosmetico calendula aloe vera stimola detossina microcircola
sbadiglio di epidermide assonnata goccia scarlatta espande l’esistenza orgasmica ma evapora all'istante |
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Germoglieranno mai quei semi, ormai corrotti, nell’amaro turchino di un abito vintage?
Solo una punta verde. Chissà? Uno stelo appena, ma già esangue, diafano, leggero, inconcludente;
si specchierà nel nulla di una fata morgana che ha l’evidenza tua, di vene cesellate dall’angoscia estasiate di asimmetriche impronte.
E allora sarai tu, distesa in ombra rosa, tra lenzuola stampate, (improbabili tinte), ad indicarmi strade, percorse da pigmenti dispersi in fondotinta. |
E' solo un trench di suède
a celare la tua fragilità,
mentre il tuo sguardo d'ambra
spalma le labbra mie
di metallici lurex
e le tue mani ammantano
di sublimata luce
artistici cristalli.
Un logo satinato
traspare,
brilla,
muove,
infrangendo lo schermo
di evanescenti aloni,
rifratti dal reale:
disperate speranze.
Diresti che oggi è tempo
di assorte passeggiate
su una spiaggi assetata
di femminili umori?